venerdì, Aprile 4, 2025
Politica nazionale

Renzi: “Sono disponibile a guidare il nostro partito”

«Sono disponibile a guidare il nostro partito». Con questa nettezza Matteo Renzi non lo aveva mai detto. E la consacrazione di pubblico, le grida «Matteo, comportati bene ma non avere pietà» (nei confronti degli attuali dirigenti del Pd), l’entusiasmo che il candidato segretario scatena nel popolo di sinistra («serve una rivoluzione radicale») nel luogo più scenografico e riassuntivo degli umori e degli amori della base (quella che un tempo era la festa nazionale dell’Unità) raccontano di una leadership ormai praticamente acquisita (anche se proprio Renzi ammonisce: «Noi siamo quelli che sbagliamo i rigori a porta vuota» ma parla di Bersani alle ultime elezioni) ma «devono dirci subito quando si fa il congresso – insiste Renzi – e mettere una data entro il sette novembre. Sennò non possiamo chiamarci partito democratico». Ecco, «io ci sto facendo un pensierino a diventare segretario». Aggiunta importante, che manda in visibilio la platea: «Io voglio il voto degli italiani liberi, e non delle correnti o dei renziani».

FOLLA
Enrico Mentana lo incalza, dal palco, davanti a una platea che sarà il triplo o il quadruplo di quella che ha accolto Letta l’altro giorno, e Matteo evita di attaccare troppo il premier del governo delle larghe intese ma continua a dire che «il governo va avanti se fa le cose», che «deve valere il principio di una cosa a te e l’altra a me, e il Pdl ha avuto l’abolizione dell’Imu e quella promessa elettorale gliel’abbiamo fatta realizzare noi» e insomma che l’esecutivo «va incalzato» in ogni modo a colpi di idee e di proposte di riforma. La prima è la riforma elettorale. «Fatela subito e andiamo alle urneeeee….», grida una signora nelle prime file. Matteo sorride, condividendo.

SQUILIBRIO
Nel frattempo, Renzi cita tra gli applausi una vignetta di Altan che fotografa perfettamente gli umori delle migliaia di militanti e simpatizzanti che lo stanno ascoltando. Un omino, nel capolavoro satirico del grande disegnatore, dice affranto: «Quelli del Pdl hanno avuto soddisfazione nelle loro richieste». Risponde l’amico: «Ma noi non abbiamo chiesto niente». Lo squilibrio a favore dei berlusconiani, nella politica dell’esecutivo, è un fatto che Renzi sottolinea più volte. Mentre archivia come «il passato» la figura del Cavaliere: «È un condannato in via definitiva. Dopo vent’anni di Berlusconi, che ha vinto grazie alle nostre incapacità, smettiamola di parlare di lui. Il Pd deve parlare d’altro perché finora invece di proporre le nostre idee ci siamo trovati uniti soltanto nella lotta contro di lui».

LA STOCCATA
Stoccata a Bersani che non smette di attaccarlo ogni giorno: «Avessimo pensato meno a smacchiare il giaguaro e più a fare proposte sul lavoro, sugli asili nido, sui disoccupati, avremmo vinto le elezioni. E non staremmo al governo con Alfano, Brunetta e Schifani e a fare vertici di maggioranza con loro».

E qui, va giù duro Matteo, senza dire troppo ma facendosi capire bene: «Chi ha accoltellato alla schiena Prodi durante l’elezione per il Colle lo ha fatto per arrivare a uno schema di governo ben preciso». Ossia, quello che c’è: le larghe intese vengono così descritte come figlie di un sanguinoso vulnus assai grave. «Che schifo il governo!», grida una voce. «Questo governo è una vergogna», conferma un altro urlo combat e militante. E Matteo, con un sorriso: «Vedo che c’è il club degli entusiasti delle larghe intese». Per ora, lui non infierisce troppo, ma dopo che sarà segretario, quando e se lo diventerà, tutto sarà diverso.

 

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